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domenica 6 dicembre 2009


S/COMUNICATI

Tre messaggeri inconciliabili.
Tre proclami perfettamente incoerenti.
Tre vani tentativi di sopraffare l'altro con la la propria insindacabile argomentazione.

S/comunicati è una ferita aperta su un mondo incapace di produrre dalla vita le proprie narrazioni.

Secondo il modesto parere di Amerigo Aronne Giotti (luminoso e mai dimenticato Gran Maestro Unico di Post42), S/comunicati è "la performance più idiota e gratuita che sia mai stata concepita".



lunedì 14 settembre 2009


F O L L E

Cosa

Fra santi, mendicanti, stramberie ed esotismi, un losco figuro si sbraccia nel tentativo di vendere un misterioso prodigio della scienza medica: finestre meccaniche in grado di curare tutti i mali leggendo l'anima degli individui nella folla.

Perché
FOLLE è un titolo volutamente ambiguo, che suggerisce una duplice lettura. Se da un lato è diretto il richiamo alla fiera, intesa come moltitudine di persone, dall’altro si fa strada la lettura più inquietante e sottile, che rimanda al concetto di follia. Le inquietudini e le scelleratezze che si celano nella quotidianità di ogni individuo e di ogni comunità, fanno infatti da filo conduttore ai brani inediti che verranno presentati.L’immaginario ottocentesco del grottesco, del freak, del monstrum inteso come diverso, “altro da sé”, viene riletto in un’ottica contemporanea, in cui scompare la distinzione netta tra normalità e mostruosità, tra spettatore e mostro, tra folla e follia.

Chi
-Post42 in formazione completa
-Fabrizio Loschi
-Dj Albi Bello

Dove
Lo spettacolo può essere organizato in una piazza, in un teatro, in un locale provvisto di palco.

Quanto
Contattare privatamente il gruppo. Contatta Post42.



domenica 13 settembre 2009


Manifesto narrativo dell'osservatore permanentemente esterno

Torno a casa dopo una giornata di merda trascinando le suole su un pavimento che agogna una passata di mocio. Mi svacco e mi lavoro una birra davanti al pc. YouTube mi aspetta per rendere la serata molto peggiore della giornata appena conclusa riempendomi di scene monche di vecchi film cult o di video di pessima qualità dell'ultimo gruppo sconosciuto che non riesco a scaricare perché nessuno, tranne me, se li fila. Alla fine mi perdo tra scoregge infiammate, bambini obesi che cadono o ballano, signorine finlandesi ignare che scandiscono “faccio pompini gratis”. Girovago tra queste cazzate, perdo tempo e mi chiedo perché ho dovuto buttar via anche questa sera. Per punizione, mi vedo dieci video tutti uguali degli OfflagaDiscoPax. La voglia di spaccare la faccia al tizio con quella voce e quel modo insopportabile diventa prepotente. Nella colonna dei Video correlati – correlati o collaterali, come i danni? - vedo un video di un gruppo di scrittori, lettori, psuedo-artisti, di non-so-cosa: i Post42.
C'è uno che amoreggia con una cicciona in grembiule declamando frasi sconnesse tratte dal libretto segreto dei pensieri di un ex-funzionario PCI; un altro vaneggia di gatti, Gatto A, Gatto B... e lo vorrei chiudere in un trasportino con il cantante degli OfflagaDiscoPax; un altro ancora, forse per vendetta, sguinzaglia il suo cane letterario contro il Gatto A di cui sopra e trema al pensiero del mitologico cane rognoso del Sud-America, il Chupacabra; ne spunta un altro, in posizione di osservatore permanentemente esterno, ma che qui – paradossalmente - partecipa osservando e s'atteggia a tenebroso di provincia leggendo solo di morte e di figa e qui – altrettanto paradossalmente - vi sbrodola il suo personale manifesto narrativo dell'osservatore. E che qui ribadisce ed esercita il diritto fondamentale dell'osservatore – esterno al sistema Post42, imbrigliato nei Sistemi come tutti – il suo diritto di vedere, macinare coi denti e i neuroni, digerire, cacare sotto forma di merda interpretata ciò che vede e sente e di ruminarla ancora. Soprattutto, decidere di non vedere, non sentire, non essere osservatore, non essere complice dell'atto interpretativo, non essere complice se non di se stesso.
Ora esercito il mio diritto. Spengo lo schermo e vado a scopare.
L'o.p.e. Simone Ghiaroni

P o s t 4 2 - Corsini – Marinetti - Benjamin

Manifesto integralista/pretenzioso - scopiazzato


1. E’ evidente che il Senso galleggi sul Caos.

2. E’ evidente che a volte la sobrietà sia insopportabile.

3. E’ evidente che scrivere un manifesto sia una roba che non si può fare alla cazzo di cane.

4. È evidente che le concezioni che rimandano la riuscita dell’espressione artistica al performer o allo spettatore siamo ormai superate quanto la chiesa cattolica. Noi proponiamo perciò la formula dell’interazione complessa fra attore(A), tema(T) e spettatore(S), alla ricerca di un dialogo complesso e multidirezionale fra i termini della relazione.

5. L’espressione verbale se ha una veste scientifica viene solitamente presa per buona:
(A*T)*S= Arte
6. L’azione artistica non è finalizzata, ma finalizzante, volta a interagire in maniera complessa col tema con cui si confronta e non a funzionalizzarsi ad esso.

7. La performance si configura come un tutto complesso che necessita dell’Attualizzazione da parte dello spettatore; nell’istante creativo dell’attualizzazione emerge il Senso sotto forma di evanescente dispersione di energia; è questo il momento dell’appropriazione soggettiva da parte del singolo integrato nella relazione tripartita con tema e artista.

8. Per fare buona arte è necessario collaborare con tre individui diversamente ossessionati: uno dai gatti, uno dal Chupacabra e l’altro dai B-movies anni ‘70.

9. Abbandonata ogni velleità di definizione affermativa, la Verità artistica prende atto della propria natura inafferrabile, si configura come Vibrazione, come suggerimento, come Provocazione. Per definizione. In questa concezione sono le zone d’ombra lasciate dall’Irrapresentabilità quelle dalle quali si avverte l’emergenza indistinta del Nuovo verso cui tendere.

10. L’arte ha dunque la sola funzione di isolare il messaggio impronunciabile esprimendo il resto che gli sta intorno, passando per il dialogo artista/tema.

11. Arte come catalizzatore, strumento di destrutturazione delle forze anti-personalizzanti del senso comune, tendente al Nuovo di cui sopra, nella contemporanea presa d’atto della sua irrapresentabilità. La nostra proposta artistica è perciò puramente e orgogliosamente Negativa.
12. Per svolgere efficacemente il suo compito l’arte necessita di un rapporto dinamico fra etica(Et) ed estetica(Es), senza che nessuno dei due termini colonizzi l’altro; ciò risponde alla doppia natura del linguaggio in quanto strumento rispettivamente comunicativo ed espressivo.

A(Eta*Eta) * S(Ets*Ets) = (A*T)*S = Arte


13. Parte della nostra finalità è Etica perché mira a favorire l’irrobustimento del processo di personalizzazione attraverso l’emancipazione critica dal pensiero dominante. Contribuendo a creare varchi di caos –spazi aperti alla creatività- nel senso del Sociale, siamo orientati a favorire l’emergenza del senso unico dinamico ed irripetibile dell’esperienza Soggettiva, sempre nella consapevolezza della dialettica presente fra i due termini della relazione.

14. La commistione fra più forme di espressione artistica consente una migliore circoscrizione del campo dell’indefinibile.

15. Noi rifiutiamo risolutamente ogni forma di sintesi affermativa e snaturante, in qualsiasi fase del nostro lavoro. La performance si configura come solo virtualmente completa, poiché maggiore è il grado di destrutturazione e lateralità, maggiore è lo spazio creativo lasciato all’attualizzazione da parte dello spettatore. La performance come Ambiente del sistema Spettatore.

16. L’apparente ordine rilevabile in alcune sezioni della performance è funzionale alla disarmonia complessiva, dunque all’emergenza di una Provocazione al Senso.

17. Irritare ed indurre al pensiero è per noi ragion d’essere almeno quanto trovare giustificazioni pretestuoso ad una sostanziale mancanza di accordo interna al gruppo. Ergo: quando cresci il natale non è più la stessa cosa.

18. Ironia, ambiguità e polisemicità sono lo strumento stilistico proprio di cui avvalersi sul fronte letterario per slabbrare i confini del senso comune ed aprire all’attualizzazione creativa. Tracciare linee semantiche inedite nella consapevolezza che il risultato estetico e concettuale nasce dall’interazione fra i termini della polarizzazione posta e non dall’opportunità a priori della stessa.

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Come disse Freak Antony 30 anni fa: questa è avanguardia e voi siete un pubblico di merda (ironia= associa “30 anni fa” con tono pretenzioso e con “Avanguardia”).

18*4= 43

P o s t 4 2 - Manifesto di Diego Fontana

MANUALE DI SOPRAVVIVENZA URBANA AL CHUPACABRA

1. PER SFUGGIRE AL CHUPACABRA È NECESSARIO CORRERE FORTE E SALTARE I RECINTI.
Per ogni postino c’è un cane in agguato. Post42 è un deforme postino a 4 teste, con la smania di dover a tutti i costi recapitare i propri messaggi. Per questo, sul collo, ha perennemente il fiato del cane più aberrante che sia mai esistito (o forse non esistito): il Chupacabra1. Post42 non ha nessuna intenzione di finire inghiottito da una creatura infernale che non possiede nemmeno un’esistenza certa. Ed è per questo che corre tanto forte. Corre e non si rinchiude nel recinto della Letteratura fine a se stessa, del Teatro, o della Musica. Post42 sa che per recapitare i propri messaggi deve saltare ogni recinto e usare senza remore tutti i mezzi leciti e non leciti che troverà lungo il cammino, se si riveleranno strumenti efficaci per andare più veloci, fare salti più alti, arrivare a più destinatari. E, ovviamente, difendersi dal Chupacabra.

2. QUANDO HAI IL FIATONE, PUOI ANCHE PRENDERE UN TRAM.

Una volta si impiegavano mesi e anni a compilare tomi monumentali, che venivano sfogliati con fatica da mani accorte, davanti alle gran dame riunite in una sala debitamente approntata per la lettura del giorno. Ma quei tempi – per chi non se ne fosse accorto - sono finiti per sempre, probabilmente a causa del Chupacabra. Adesso, per fortuna, è possibile andare più veloci e avere a disposizione molti più mezzi: si può scrivere sugli schermi di un computer o su quelli di un telefono, sui seggiolini di un tram o sui muri fatiscenti di una periferia urbana, sul tavolo di una birreria, in chat, su skype, su facebook, e persino, se proprio ci si tiene, su pagine di carta. Post42 usa con libertà e disinvoltura qualunque mezzo necessario per arrivare più velocemente possibile a destinazione. Un giorno potrebbe scrivere un racconto che avrà inizio su una chat, proseguirà via sms, per finire sugli schienali del tram numero 42 di una città perduta nelle galassie.

3. QUANDO ARRIVA IL BUIO, MEGLIO ESSERE IN TANTI.
Post42 osserva gli altri postini, e nota che molti di loro rifiutano un aiuto. Non si capisce bene perché, vogliono fare tutto da soli, e si rinchiudono nel proprio recinto: un postino si chiude dentro al proprio romanzo, un altro s’infila in un cd… il Chupacabra ne ha già fatti fuori tanti, di postini così, e troppi messaggi sono andati perduti per sempre. Post42 sa che prima o poi il buio arriva, e il buio è il regno del Chupacabra. Per non farsi sorprendere, meglio aiutarsi a vicenda. Per questo Post42 crea collaborazioni con musici, saltimbanchi, artisti e teatranti. In tanti, è più facile portare i messaggi a destinazione. E la notte si possono organizzare turni di guardia.

4. SCRIVERE NON SERVE A DIFENDERSI DAL CHUPACABRA, MA AIUTA.
Una leggenda metropolitana afferma che il Chupacabra teme la scrittura sapida, e che i messaggi ben architettati abbiano il potere di allontanarlo, anche se solo per qualche tempo. Purtroppo non esistono prove certe a sostegno di questa tesi. Post42 architetta da sé i propri messaggi, sforzandosi ogni volta di giungere al Messaggio Supremo: il messaggio perfetto, che funga da “risposta definitiva alla vita, l’universo e tutto quanto”2. Secondo la leggenda, questo messaggio avrebbe il potere di sconfiggere il Chupacabra per l’eternità.


1Per informazioni più obiettive e pertinenti sul Chupacabra, si consiglia di consultare il lemma “Chupacabra” sull’enciclopedia libera Wikipedia

2Cfr “Guida galattica per autostoppisti”, Douglas Adams